Le educatrici degli asili nido e delle scuole materne

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Si sente parlare di questa categoria soltanto per notizie sconcertanti, come quelle di educatrici che in una scuola materna o asilo nido hanno picchiato bambini generando ombre su tutto il settore di riferimento.
Vorrei raccontare l’impegno di una educatrice che nel periodo estivo lavora in una scuola materna alla periferia di Milano, alla quale ho rivolto delle domande.
Sono giornate calde, per fortuna qui al nord si sta abbastanza freschi, così i bambini possono giocare all’aperto, considerato che durante l’inverno escono di meno.
Ritengo che, anche per i bambini in età prescolare costretti a uscire ogni mattina di casa perché i genitori vanno al lavoro, sia una giornata lavorativa. Prima i nonni o qualche zia si prendevano cura di loro facendoli crescere in casa contornati da armonia, ma da tanto tempo soltanto alcuni possono godersi la presenza dei nonni. Va detto che i bambini oggi sono molto più svegli di quelli di ieri; sono più creativi, forse perché sottoposti a stimoli da più parti, ma sono anche più problematici, più lagnosi, meno adattabili.
A che ora apre la scuola materna?
Molti arrivano alla scuola materna anche alle 7,25 del mattino (pre-scuola): sono ancora addormentati. Vengono lasciati in autonomia fino a quando la classe non è completa, vorrebbero non essere disturbati, invece sono costretti a fare, da subito, ciò che è richiesto dalla educatrice.
Tanti piangono quando la madre va via, anche per gran parte della mattinata, tanti fanno fatica ai richiami di gioco degli altri bambini; per i più piccoli sono dei veri traumi specie per quelli che non sono andati al nido.
Quanti bambini ci sono per ogni classe?
Le educatrici hanno circa 20-21 bambini per classe, con età diverse dai 3 ai 5 anni. Questa eterogeneità rende tutto più gravoso: ci sono tante esigenze diverse da dover soddisfare.
Può spiegare in cosa consiste il suo lavoro?
È un lavoro pieno di rumori: alcuni piangono, altri fanno baccano con strumenti di varia provenienza, meglio quelli della cucina. È per noi un lavoro pesante, sia per la stanchezza fisica di dover essere presente in tanti posti contemporaneamente, sia per quella psichica.
I turni di lavoro sono di 7 ore, senza intervallo. A differenza di tanti altri, questo lavoro non permette pause lunghe . Non ci si può allontanare dai bambini se non in caso di emergenza e gravando su altri colleghi.
Sette ore con i bambini sono tante; sono molto carini ma sono tante individualità che si stanno affermando, costruendo, modificando… è un lavoro delicato: possiamo fare molti danni su di loro se non agiamo con consapevolezza e competenza.
In classe usiamo tenere giochi, materiale cartaceo, colori etc.; ognuna di noi attrezza la propria classe in modo tale che, se dovesse esserci un’urgenza, si possano trovare subito disinfettanti, medicazioni e quant’altro; l’occorrente deve essere sempre a portata di mano per poter intervenire in fretta… non dimentichiamo che i bambini sono molto veloci nelle loro azioni.”
Come intrattenete i bambini?
“Durante la mattinata vengono svolte attività, possibilmente diverse, a seconda della loro età; capirà che non è facile gestirle tutte: chi chiama da una parte, chi ti tira il vestito dall’altra; insomma cento occhi e cento mani sono anche pochi.
Molti litigano perché non riescono a ottenere subito attenzione e allora chiamano senza interruzione “maestra, maestra, maestra…”: è difficile rimaner concentrati su quello che si sta dicendo a un altro bambino, perché questa nenia è prolungata, esasperante.
Avete un bel giardino all’esterno, i bambini vi possono andare?
“Sì, nel cortile i giochi sono più autonomi; i bambini si divertono a rincorrersi, spesso si sbucciano un ginocchio o un gomito. Alcuni sono esageratamente esuberanti e si è costrette a “metterli a sedere” per qualche minuto, per calmare la loro euforia.
Come si comportano durante il pranzo?
Alle 12,30 solitamente i bambini sono accompagnati alla mensa, e là le maestre si adoperano a tagliare le vivande che altrimenti sarebbero mangiate con le mani perchè ai bambini non viene dato il coltello per evitare che si possano far male reciprocamente con movimenti maldestri; raramente i bambini di 3 anni vengono imboccati, alcuni di loro sono veramente piccoli e piangono perché non gli piace ciò che è in tavola e nel piatto.
Succede così che oltre a essere “inverso” per essere venuto all’asilo senza voglia, è anche costretto a non mangiare perché non gli piace il menu del giorno! Poveretto!
Molti bambini che si avvicinano ai cinque anni, vengono molto volentieri a giocare, a fare attività di scrittura, disegni, costruzioni etc. sanno che devono stare là con noi perché i genitori verranno a prenderli dopo il lavoro. Capita ad esempio che quelli piccolini, di tre anni, magari vengono volentieri a scuola, però a metà mattinata sentono la mancanza dei loro genitori e cominciano a piangere, ti prendono la mano, ti tirano i vestiti, cercano le tue attenzioni; allora li rendi partecipi delle tue attività, chiedi loro un aiuto all’espletamento dell’attività che stai portando avanti, cerchi in qualche modo di distrarli tenendoteli vicino.
Certo è che ci si affeziona molto; i bambini si fanno voler bene, anche se fanno capricci! Mio padre diceva: “è il loro mestiere” giustificando così tutti i loro capricci…
A che ora i genitori vengono a prendere i loro bambini?
Ci sono diverse uscite: di primo pomeriggio (h 15,00); alle 16,30, alle ore 18 (dopo scuola).
I bambini che possono andare a casa nel primo pomeriggio sono contenti. Dopo la prima uscita, gli altri chiedono ogni 5 minuti: “quando arriva la mia mamma”? Così noi educatrici dobbiamo distrarre chi non vuole essere distratto! Ci dobbiamo inventare i giochi più strani per distoglierli dal pensiero fisso della mamma.
Alcune volte le mamme si fermano a parlare con altre mamme fuori i cancelli della scuola; i bambini le vedono e ha inizio una cantilena che non finisce mai! “Perché non arriva la mia mamma?”, “Cosa sta facendo?”, “Perché chiacchiera con l’altra signora?”, “Perché non viene a prendermi subito?”
Poveri bambini, ci immedesimiamo spesso; chi non fa questo mestiere non sempre comprende cosa significa per il bambino essere lasciato in un luogo che gli piace si e no.
A volte i comportamenti delle mamme sono incomprensibili.
Quando arrivano, chiedono come è stato il figlio durante la giornata. Se diciamo “noioso”, si offendono perché il loro bambino non è noioso e siamo noi che non lo sappiamo intrattenere.
Se diciamo che è stato vivace e al limite del sopportabile, siamo apostrofate e aggredite.
Dopo una giornata impegnativa abbiamo anche il problema di relazionarci con loro; i figli, lo sappiamo, sono “piezz ‘e core”, “ogni scarrafone è bello a mamma soia” e via dicendo!
L’unica cosa che resta da dire per evitare l’ultimo stress è che sono bambini, e si comportano tutti allo stesso modo: il cambiamento è determinato dal loro carattere e dal loro vissuto in casa.
Cosa ne pensa del suo lavoro?
I turni dovrebbero essere meno lunghi; ci dovrebbero essere più persone in classe durante le varie attività. A volte i bambini chiedono di andare al bagno e bisogna accompagnarli; il resto della classe rimane solo e ci allontaniamo con l’ansia che possa accadere qualcosa di grave.
Sa, sono bambini: sono imprevedibili.
Il bello del mio lavoro è vederli crescere, non soltanto fisicamente ma anche in “maturità”.
A volte incontro per strada, o vengono a trovarmi, ex bambini dell’asilo diventati grandi; mi chiedono se mi ricordo di loro.
È quello il momento della vera gratificazione: se sono diventati come sono, un po’ di merito lo abbiamo anche noi maestre della scuola materna! Piccole maestrine dalla penna rossa, di deamicisiana memoria.

Luciana E.

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