I preti e il celibato

Nella mia “poca” conoscenza della Bibbia ho sempre creduto che il celibato dei preti fosse stato imposto da Gesù, che fosse un dictat religioso al quale nessun sacerdote della religione cattolica può sottrarsi. Quando poi mi è capitato di sentire commenti piuttosto sarcastici nei confronti dei preti che hanno rinunciato a dir messa e si sono sposati, sono rimasta piuttosto dubbiosa sulla possibilità di scioglimento del giuramento fatto in occasione dell’Ordinazione a sacerdote. Ho sempre pensato che essendo un “vincolo” liberamente contratto non fosse più possibile scioglierlo, così come avviene per qualsiasi altro matrimonio consacrato dalla Chiesa. A volte mi sono chiesta anche se questo vincolo non fosse troppo restrittivo per uomini che pur servendo il Signore lo fanno con una castità che ritengo penalizzante per l’uomo/prete che inizia la vita sacerdotale da giovane e fa rinunce forse eccessive per un corpo appena sviluppato, con tutte le potenzialità e gli istinti difficili da controllare con la mente.
In questo periodo sui giornali compaiono articoli che hanno riportato certune situazioni di preti che anche in talk televisivi hanno messo in discussione il loro celibato per sposarsi e avere figli rigettando la regola del nubilato sacerdotale.
Mi sono fatta un po’ di domande e non nego che ho cercato di spiegarmi alcune scelte e alcune considerazioni che sono state riportate dai media. Sono andata quindi a documentarmi.

Navigando su internet ho trovato diversi approfondimenti, tra gli altri gli scritti dell’apologeta, John Martignoni, studioso della Bibbia e in particolare di questo argomento. L’ho trovato molto oggettivo e privo di considerazioni personali, che a volte non servono per convincere.
Alla domanda che gli è stata posta, se la Chiesa cattolica va contro la Bibbia richiedendo il celibato ai suoi sacerdoti, egli risponde con due passi delle Scritture.
Il primo è:
Matteo 19,12: “Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca”.
Mi sono chiesta quale fosse stata l’occasione in cui Gesù ha dato questa risposta. Ho rispolverato vecchie nozioni chiuse nei cassetti della memoria e ricordato che la frase di Gesù riferita dall’evangelista Matteo (19,12) è parziale; per poterla comprendere meglio bisogna leggerla almeno dal 19,9…:
“9 Perciò io vi dico: Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra commette adulterio.»
“10 Gli dissero i discepoli: «Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi.»
“11 Egli rispose loro: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso.»
Gli studiosi – che considerano questo passo come pronunciato autenticamente da Cristo per la forte discontinuità col mondo giudaico che disprezzava il celibato – pensano che la frase sia una risposta a un’accusa o a un insulto degli avversari contro Gesù stesso che non era sposato.
In pratica, si trattava di una sorta di epiteto infamante, scagliato contro Cristo e i discepoli che lo seguivano senza avere con sé le mogli: «Siete tutti degli eunuchi!». Gesù ha replicato usando questo termine per rivendicare la sua verginità, ricordando che è una scelta di dedizione assoluta al regno di Dio e al prossimo.
Ho impiegato tempo per capire meglio queste parole e spero di poter essere utile a qualcun altro che come me ha dubbi e voglia di sapere come si intrecciano i ragionamenti.
Chi è l’eunuco?
Secondo la scienza moderna è l’uomo che ha subito interventi più o meno estesi di mutilazione dell’apparato genitale.
Nella frase summenzionata, Gesù ammette la conoscenza di questi soggetti e dice: “e vi sono eunuchi che sono stati resi così dagli uomini” trasformati, cambiati non solo fisicamente ma anche psicologicamente.
Ma esistono anche eunuchi per difetto genetico, incapaci di fecondare una donna. Anche questi sono presenti nella frase di Gesù “che sono nati tali dal grembo della madre” .
Gesù poi indica un terzo gruppo di esseri umani che sono destinati a essere tali per causa di Dio stesso, operando volontariamente una scelta. Egli dice: “e infatti vi sono eunuchi che si sono resi eunuchi a causa del regno dei cieli.»
Da quest’ultima precisazione partirebbe tutto il discorso sul celibato sacerdotale indotto; infatti il secondo passo citato dal Martignoni è di Paolo:
1 Corinzi 7, 32-33: “Io vorrei vedervi senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso!”
Sono gli eunuchi che hanno scelto di esserlo per il regno dei cieli: i sacerdoti che hanno votato la loro vita al celibato sacerdotale.
Non essere sposato, dice Paolo, consente al sacerdote di non essere diviso tra moglie e figli per servire il Signore. Questo non significa che chi è sposato non possa servire il Signore, significa solo che chi è single è più libero, è più concentrato. La Lettera ai Corinzi è un passo del Nuovo Testamento dove si fa riferimento al celibato sacerdotale.
È facile dedurre che Gesù non esclude dalla Chiesa nessuno degli Eunuchi che fanno parte della tripartizione sopra esposta; tutti possono votarsi a Dio, ma li considera in modo diverso. Un soggetto che ha subito l’evirazione mentale o fisica riesce facilmente a non compiere peccato, dato che la sua natura psicofisica è compromessa; è più docile di altri, se rispetta sempre le regole di non promiscuità e ovviamente quelle insite nelle sacre scritture.
Però, rispetto al terzo gruppo di esseri umani che decidono di diventare eunuchi per loro volontà a causa di Dio, Gesù sembra avere una considerazione diversa:
“29 Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna.”
Questi eunuchi rinunciano alla vita coniugale e ai piaceri della carne per sposarsi con Dio. Gesù non dice che è Dio che li rende tali, ma il contrario. Dice che sono loro che si rendono tali agli occhi di Dio, per cui acquistano meriti maggiori.
Con questo discorso vuol far intendere che tutti coloro che diventano sacerdoti di Dio, sono eunuchi nello spirito e nella psiche; fa capire anche che preferisce che l’uomo o la donna non siano accompagnati da altro essere umano, proprio perché egli predilige i/le vergini, come descritto nell’ Apocalisse: «Questi sono coloro che non si sono contaminati con donne; infatti sono vergini»
Se l’eunuco sacerdote, per causa di Cristo o proprie, si dà a una donna, esso assume in sé il peccato di impurità(originale), divenendo non più Vergine, questo è in sostanza il vero fondamento del celibato.

Considerazioni conclusive

Agli inizi del cristianesimo i sacerdoti si sposavano; l’ideale però per la Chiesa era vivere nella continenza (o nel celibato).

Paolo è stato anche il primo a profetizzare che la proibizione di sposarsi sarebbe stata nel tempo introdotta nella Chiesa: infatti l’obbligo della continenza (o del celibato) fu introdotto dal Concilio di Nicea del 324 d.c..
Tutti Eunuchi sopra descritti tutti possono entrare a far parte del sacerdozio purché non vi sia stata contaminazione con donna.
Per secoli questo tema è stato dibattuto: il ricorso al celibato o la rinuncia al celibato è stato strumento per raggiungere anche scopi personali di vescovi e papi.
Saltando tutte le tappe storiche che sono di facile documentazione su internet preferisco dire come sono oggi le cose (informazioni tratte da Wilkipedia):
– Papa Paolo VI (1963-1978) ha riaffermato nell’enciclica Sacerdotalis caelibatus la posizione chiara della Chiesa cattolica nei confronti della prassi del celibato: «Il celibato sacerdotale, che la Chiesa custodisce da secoli come fulgida gemma, conserva tutto il suo valore anche nel nostro tempo.»

– Papa Giovanni Paolo II (1978-2005) è intervenuto più volte in difesa del celibato dichiarando che sarebbe stato una positiva soluzione al calo delle vocazioni. Ha elencato anche una serie di motivi quali: maggior tempo da dedicare alla parrocchia e alla comunità. Un prete non deve pensare ai beni terreni e questo, nell’ottica di avere un figlio, sarebbe ingiusto. Tra i suoi discorsi sul celibato è da notare quello del 9 novembre 1978 al clero di Roma.

– Papa Benedetto XVI (2005-2013) nella Sacramentum Caritatis afferma: «Il fatto che Cristo stesso, sacerdote in eterno, abbia vissuto la sua missione fino al sacrificio della croce nello stato di verginità costituisce il punto di riferimento sicuro per cogliere il senso della tradizione della Chiesa latina a questo proposito.»

La Chiesa cattolica considera “teoricamente” che si potrebbe cambiare questa disciplina della chiesa latina, della quale alcuni individui e gruppi chiedono l’abolizione o la modifica; si scontra però con quanto sottolineato in tempi recenti dai papi che hanno ribadito l’alto valore del celibato.

Ai talk televisivi, ove si confrontano opinionisti e tuttologi, consiglio di essere cauti nel prendere per oro colato quello che viene affermato durante il dibattito.
Sollecito invece approfondimenti personali, un po’di curiosità o forse un po’ di diffidenza, e di cercare altrove le risposte.
Luciana E.

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