C’era una volta: lo sciupafemmine

gary cooper

Fino ai quattordici anni avevo un mito: Gary Cooper, l’eroe; mi divertiva e mi faceva anche pensare. Pensieri di adolescente, naturalmente, ma vederlo ferito a una gamba aspettare la morte dietro a una mitragliatrice mentre Ingrid Bergman era staccata a forza da lui, evocava in me concetti nobili.

La sua figura si appannò quando seppi che al tempo della caccia alle streghe aveva denunciato dei colleghi del mondo del cinema sospettati di filocomunismo. Ma mi fece ridere sapere che era soprannominato “il mulo del Montana”, per le stragi di attrici che faceva sul set. Qualità insospettata; per me era soltanto il buono sul quale fare sempre affidamento.

Nell’età della ragione quel mito fu soppiantato da un altro. Pur essendo io maschio, riconoscevo a Sean Connery qualità che non avevo, e che gli invidiavo.

Avevamo quindici anni, e non ci siamo persi uno solo dei suoi film; come faceva ad avere donne che lo abbracciavano indossando soltanto una sua camicia? E trovarsele nel letto di un albergo a Istanbul? Ma raggiunse il massimo della stima quando, interrogato dall’amico Felix che voleva sapere come aveva convinto Pussy Galore a non usare il gas nervino, rispose: “Credo di aver risvegliato in lei l’istinto materno.” E già, perché Pussy era donnasessuale (omosessuali gli uomini, donnesessuali le donne).

Madonna santa! era un mito. Quanto mi sarebbe piaciuto essere come lui. E non soltanto a me faceva quell’effetto, ma a tutti i tombeur de femme in fasce di quel tempo: i miei compagni.

Chiedo agli improbabili lettori: quanti, influenzati da quelle battute, hanno raccontato con toni epici la conquista di una coetanea agli amici? Quanti, atteggiandosi a “duri indifferenti” si sono vantati di piccoli successi avuti, enfatizzandoli?…

Ho capito. Soltanto io.

Allora come è possibile che camminando davanti ai bar si vedano sul marciapiede vecchi babbioni col bicchiere in mano che – quando passa una ragazza – la guardano con aria da uomo di mondo? e dopo – ma soltanto dopo che è passata – dicono: “A quella! Cosa le farei…”, evocando così mirabolanti arti che gli amici confermano ammiccando?

Questa volta non io: non bevo.

L’idea del maschio che conquista la femmina è più o meno in tutti noi. Si sa, il maschio è cacciatore, la preda è la donna.

E poi se alla donna piacciono gli uomini… è una P. Quando all’uomo piacciono le donne… eh beh, lo sanno tutti, è la natura… approvata da religioni e codici civili e penali.

Comunque Sean Connery, che semiserio e ironico le buttava lì con noncuranza aggiustandosi i polsini della camicia, era un grande!

Emilio Largo gli fa provare il tiro al piattello e lui spara senza nemmeno guardare il bersaglio, poi soppesa il fucile e dice: “arma adatta per una donna”. Largo gli chiede se si intende di fucili… e lui risponde che si intende di donne.

Dai! Ma chi non avrebbe voluto, almeno una volta nella vita, dire una battura così?

E quando Domino chiede come faccia a sapere il suo nome, e lui risponde che l’ha letto sulla targhetta del gioiello che porta alla caviglia?

Lei sorride ironica, e andandosene dice: “Che occhietti aguzzi”.

Lui le guarda il fondoschiena e mormora: “E non hai ancora sentito i denti”.

Ma ci sono due battute del cinema nostrano che ritengo essere altrettanto divertenti da sfidare il tempo. Sono entrambe di un caratterista scomparso da poco tempo. Un uomo tanto brutto da non riuscire a credere che fosse uno sciupafemmine, eppure lo era: Tiberio Murgia, Ferribotte.

Innamorato di Francesca Bertini alla quale richiedeva sempre fotografie con l’autografo, non disdegna – ne “La Grande Guerra” di Monicelli – di cercare la compagnia dell’unica prostituta del paesello. Gassman lo piglia in giro: Ma come? È innamorato della Bertini e cerca altre donne? Ed ecco puntuale la battuta: “Peccato di pantalone, pronta assoluzione”.

Custode attentissimo della sorella Carmela – ne “I Soliti Ignoti” sempre di Monicelli – dopo il fallito tentativo di scasso della cassaforte del Monte dei Pegni, mentre tutti assaggiano la pasta e ceci (unico bottino) preparata dalla fidanzata di Peppe, sentenzia: “femmina piccante pigghiala per amante; femmina cuciniera pigghiala per mugliera”.

Ora io dico: non fa ridere come il grande Sean?

C’è tutto quello che c’è da dire su noi uomini; non occorre altro. Con buona pace dell’inossidabile agente segreto che conquista con foie gras e Dom Perignon a non più di quattro gradi centigradi.

Erberto Accinni

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