C’era una volta: il 6 giugno

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Eccoci qui. Qualcuno se ne ricorda? Ricorrono oggi i 70 anni…
Dai, è facile… alla giornata sono stati dedicati 2 famosissimi film…
Ancora non ci siete? No, non è la serie di Giovannona Coscialunga.
Va bene, ve ne rammento uno: Il giorno più lungo…
Ma si! Lo sbarco in Normandia, il D-day, l’Operazione Overlord.

La guerra si vincerà o si perderà sulla spiaggia. Abbiamo una sola possibilità di fermare il nemico: quando sarà in acqua e cercherà di mettere piede a terra. I rinforzi non arriveranno mai sul posto dell’attacco, sarebbe follia pensarlo. La linea di difesa sarà qui sulla costa. Mi creda, Lang, le prime ventiquattr’ore dell’invasione saranno decisive: per gli Alleati come per la Germania, quello sarà il giorno più lungo. (Erwin Rommel)

La più grande impresa militare mai tentata nella storia, iniziata alle 6.30 del 6 giugno 1944, fu preceduta da una intensa pianificazione, cominciata nel gennaio del ’43 durante la conferenza di Casablanca fra gli angloamericani. Nella conferenza di Teheran del novembre di quell’anno, i piani furono poi sottoposti a Stalin che li approvò incondizionatamente: da tempo chiedeva l’apertura di un secondo fronte in Europa per alleggerire la pressione tedesca su Leningrado. Scettico era Churchill, al quale stava benissimo che la Russia si dissanguasse contro i tedeschi: prevedeva che sarebbero stati i nemici del dopoguerra, come in realtà fu.
Voluta fortemente dagli Americani, ebbe come prima ipotesi la data del 1° maggio ’44 poi spostata al 31, e da subito presentò enormi difficoltà: le spiagge, la necessità di sbarcare molti uomini, il corto raggio di azione degli Spitfire; però lo stato maggiore tedesco aspettava una invasione a Calais ed era scettico su altri punti della costa francese, e questo fu l’argomento a vantaggio degli Alleati. Inoltre, proprio sulle spiagge del Calvados, nei pressi della foce del fiume Orne era il confine fra la 15a armata e la 7a armata tedesche, e il punto era abbastanza debole.
Giocata molto su informazione e disinformazione dei servizi segreti – che fecero credere fino all’ultimo che la Normandia fosse un diversivo mentre il vero attacco sarebbe stato su Calais – l’operazione fu preceduta da intensa attività di preparazione e studio di rapporti provenienti dalla resistenza francese, e di foto aeree della zona.
Fu minuziosamente sviscerata: furono approntati veicoli corazzati adattati per lo sbarco e intensificati i raid aerei, che limitarono al 40% le capacità ferroviarie francesi e impegnarono la Luftwaffe in duelli aerei che ne ridussero la presenza in zona.
Per meglio ingannare il servizio di spionaggio tedesco, fu addirittura costruita una intera base militare nel Kent, con costruzioni fasulle e carri armati gonfiabili per far credere che lì fossero acquartierate le armate di invasione su Calais, al cui comando fu destinato nientemeno che il Generale Patton.
Per avere anche il favore delle maree, si fissarono le date più vicine a quella ipotizzata: il 5-6-7 giugno, con inizio alle ore 6.00 per sfruttare tutta la giornata di luce con bombardamenti di marina e aerei; le truppe aviotrasportate sarebbero invece state paracadutate nella notte col favore della luna piena.
Le pessime condizioni di tempo del 4 giugno fecero temere il peggio: infatti erano già avvenuti i primi movimenti navali davanti alle coste della penisola di Cotentin. Poi le previsioni meteo diedero miglioramenti per il giorno 5. Basandosi su una previsione di probabile schiarita sul cielo della Manica, nella notte fra il 5 e il 6, alle 4.15, Eisenhower prese la decisione.
Molte incognite pesavano su tutta l’Operazione, cionondimeno – preceduta dal lancio dei paracadutisti alle spalle delle linee tedesche, e dall’assalto dei Rangers al Point du Hoc – la mattina del 6 giugno 1944 più di 7.000 navi erano davanti alle spiagge scelte per lo sbarco, e cominciò la grande impresa: l’invasione dell’Europa hitleriana.

Blessent mon coeur d’une langueur monotone

Con queste ultime parole chiave, Radio Londra comunicò alla resistenza francese l’inizio dello sbarco. Nella notte, i Maquis iniziarono i sabotaggi delle linee di telefoniche e ferroviarie.
Alle 6.30 i primi mezzi da sbarco iniziarono la spola tra le navi appoggio e le spiagge.
Non tutto andò come previsto e auspicato: la spiaggia della Normandia era stata divisa in cinque settori ai quali dovevano corrispondere cinque teste di ponte. Se le azioni furono relativamente facili a Utah Beach, a Omaha Beach la situazione fu da subito tragica e tale da far temere il fallimento. La resistenza tedesca fu feroce, non ci fu modo di cannoneggiare dal mare né di mitragliare dal cielo a causa della vicinanza fisica fra le linee tedesche e le truppe americane appena sbarcate. Mentre sulle altre tre spiagge; Gold, Juno e Sword le teste di ponte si consolidavano e iniziavano ad avanzare nell’entroterra, a Omaha i fanti americani erano decimati sulla spiaggia, senza copertura né ripari. Furono sospesi gli sbarchi successivi, e fu soltanto per il coraggio e la disperazione che – a pomeriggio avanzato – i reparti della 1° divisione poterono attestarsi, raggrupparsi e procedere verso l’interno. La sola giornata del 6 giugno costò alla divisione la perdita di 3.000 uomini tra morti, feriti, dispersi.
Credo che molti ricordino la crudezza delle scene iniziali di “Salvate il soldato Ryan”.

In memory of General Dwight D. Eisenhower and the forces under his command

Sopra la spiaggia di Omaha, nei pressi di Colleville sur Mer, è il cimitero americano, quello che si vede nel film. È un luogo solenne, nel quale riposano i resti di una parte dei soldati del corpo di sbarco; 9.307 sono i sepolti, anche se i caduti americani di tutta la campagna di Normandia furono circa 14.000.
Un basso parapetto, sul lato prospicente il mare, consente di vedere la spiaggia sottostante. Ci sono sentieri per scendere ma è sconsigliato, per la presenza di cinghiali selvaggi.
Di fronte al vecchio ingresso è interrata la “capsula del tempo”, che contiene i resoconti della battaglia scritti dai giornalisti sbarcati con le truppe. C’è una verità che nessuno ha mai letto né leggerà ancora per parecchio tempo: la capsula è sigillata da una lastra di granito sulla quale è scritto “To be opened June 6, 2044”.
Al centro della lastra è una targa di bronzo decorata con le 5 stelle del Generale.
Il silenzio è incredibile, nonostante la presenza dei turisti.

Erberto Accinni

 

 

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