C’era una volta: l’8 settembre 1943

armistizio

« Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane.
La richiesta è stata accolta.
Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo.
Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza. »

Al pari del 24 ottobre 1917: Caporetto, la giornata è una delle pagine nere della storia del nostro Paese.
Alle 19.42, Badoglio dai microfoni dell’Eiar – obtorto collo – annunciò l’entrata in vigore del proclama di armistizio, ottemperando agli accordi dell’armistizio breve siglato il 3 settembre a Cassibile. Per la verità – poiché gli Italiani tergiversavano da giorni – Eisenhower fece l’annuncio ufficiale un’ora prima da Radio Algeri, obbligando così il governo italiano ad agire.
L’ambiguità dell’infame proclama scatenò una tragedia di dimensioni forse non interamente previste; poi la fuga del re da Roma all’alba del giorno seguente gettò la nazione nel caos più totale: l’esercito si sfaldò, e Roma – che poteva essere difesa – fu lasciata ai Tedeschi, che avendo previsto da tempo l’eventualità della defezione italiana diedero inizio alla ”Operazione Achse”, l’occupazione militare di tutta la Penisola.
Fra i molti, due episodi – in conseguenza del proclama di Badoglio – accaddero il giorno dopo: l’inizio del martirio della Divisione Acqui a Cefalonia e l’affondamento della Corazzata Roma al traverso dell’Asinara.
Molto è stato scritto e detto su quella fatidica giornata. Chi ama i paralleli, fa riscontri fra i comportamenti di quel tempo e quelli di oggi, ritrovando pericolose analogie.
Ma molti – fra quelli che sono sopravvissuti a quei giorni – li commemorano con una lacrima. L’11 settembre 2001, io ho visto l’anziano signor Francisco Cardona Pons di Mahón ricordare e piangere davanti al Mausoleo eretto a memoria dei marinai morti e sepolti nel cimitero dell’isola a seguito dell’affondamento della Corazzata Roma.
È una storia pressoché sconosciuta in Italia, mentre nell’isola ancora oggi c’è chi ricorda con amore l’arrivo delle navi italiane cariche di naufraghi feriti, il 10 settembre ’43.
A Mahón, nella Sala Memorial dedicata alla Corazzata Roma dell’ospedale dell’Isla del Rey, e poi al Cimitero – da diversi anni in questo giorno – con la presenza di una rappresentanza della Marina Militare si commemora la tragedia accaduta a seguito dell’8 settembre.
Sarebbe bello se ogni italiano dedicasse un attimo alla memoria di questa ricorrenza. La frase apparirà un tantino enfatica, ma tutti hanno un parente che ha raccontato qualche fatto di quel giorno tremendo, quindi la giornata appartiene a ogni italiano.

Fra poco la nostra civiltà ricorderà l’11 settembre: le Torri Gemelle. È doveroso perché i morti si rispettano, ma è altrettanto doveroso ricordare quelli di casa nostra.

Erberto Accinni

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