C’era una volta: il Parlamento

 

renzi

 

Si sono appena concluse le votazioni di fiducia al nuovo Governo Renzi: lunghe discussioni, commenti, repliche, dichiarazioni di voto e tutto quanto istituzionalmente previsto in questi casi.

Ma una è la cosa che mi ha colpito: l’indifferenza.

Sì, certamente molti interventi sono noiosi, rinfacciano a un nuovo governo cose che i vecchi non hanno fatto, accusano di aver tramato nell’ombra per raggiungere il potere… ma è l’indifferenza che mi ha colpito.

Mentre un onorevole parlava, altri giocavano col cellulare, col computer (a proposito: mi sono parsi tutti Apple), si scambiavano bigliettini con altri colleghi. Molti si alzavano e lasciavano l’aula, altri passeggiavano da un banco all’altro, altri chiacchieravano fra loro.

L’indifferenza; una difesa dalla noia, forse.

Seppur programmatico, il discorso dell’eligendo Presidente del Consiglio è stato diverso dai soliti ai quali siamo abituati.

Ha chiesto che ciascuno – con propria cultura e convinzione politica – contribuisca a sollevare le sorti di questo Paese straziato; che ciascuno si impegni.

Credevo che meritasse maggior attenzione: non è per questa ragione che i deputati siedono alla Camera?

E invece ho colto episodi, ripresi dalle telecamere, di apparente disinteresse che mi hanno fatto riflettere.

La politica non è la risposta ai problemi? Ma se prevale l’indifferenza, se prevalgono le logiche di partito, se prevale la chiusura ideologica, se non prevale invece la volontà di traghettare il Paese fuori dallo stagno… cosa ci dobbiamo aspettare per i prossimi giorni?

Un governo che, seppur provvisto di buone intenzioni e voglia di fare, sarà bloccato da obiezioni e interessi di parte?

Ogni politico dovrebbe – io credo – pensare per prima cosa al bene del Paese; ritengo ragionevole che la ricetta possa essere diversa da uomo a uomo, e quindi “politicamente” concordata, ma i partiti? I partiti che agiscono coerentemente con una ideologia… che fanno blocco o ostruzionismo perché un provvedimento sia come loro lo vogliono, di fatto rallentandone l’iter… hanno a cuore quel bene?

Quando il Parlamento non legifera e non risolve i problemi… fa il bene del Paese?

Se una legge è sbagliata si può correggere, o no? È questo il compito del Parlamento, non quello di emanare soltanto leggi perfette (che alla prova dei fatti non lo sono mai).

Perché reclamare sempre la paternità di un provvedimento buono che altri hanno reso fiacco con centinaia di emendamenti?

È così che si fa il bene del Paese? Difendendo gli orticelli?

Ma soprattutto: perché l’indifferenza così ostentata?

Sembra che siano loro i primi a non credere al loro ruolo, a evocare con questo comportamento lo spettro peggiore: la stagnazione istituzionale.

Se quanto mi è parso di percepire fosse vero, non resterebbe che augurarci, ancora una volta: buona fortuna! Soltanto questa ci potrebbe aiutare, se fosse davvero così.

Senatores boni viri, senatus autem mala bestia. (M. T. Cicerone)

Erberto Accinni

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